DA CASA CANTONIERA A RIFUGIO: UN RITORNO AL FUTURO

C’era una volta…
Ben prima vestire l’inconfondibile rosso pompeiano che caratterizza le case cantoniere dell’Anas, quella di Cascine Teggiate dai primi dell’Ottocento ha assolto il compito di custodire quel tratto montano di strada che oggi prende il nome di  la SS36 del Lago di Como del Passo dello Spluga al fine di garantire lo scambio di posta e merci oltralpe.

Per decenni, è stata il punto di riferimento per i viaggiatori che dovevano intraprendere il valico delle Alpi. La struttura era considerata infatti come un punto di appoggio e soccorso per il cambio dei cavalli in estate e per la ripartizione delle slitte in inverno.


Con il Regio Decreto del re di Sardegna Carlo Felice del 13 aprile 1830, nasce la figura del cantoniere, l’addetto al controllo e alla manutenzione di un ‘cantone’, ovvero di un tratto di strada di 3-4 chilometri, al quale veniva affidata una casa cantoniera, una struttura più o meno grande posta ai margini del suo cantone. Da allora anche quella di Teggiate entra a far parte della costellazione di case cantoniere che punteggiano tuttora le strade di montagna e le ferrovie italiane. 

La prima testimonianza che abbiamo della casa cantoniera di Cascine Teggiate è quella che compare nell’opera dello storico Giovan Battista di Crollalanza in “Storia del contado di Chiavenna” (Milano, 1867):

A Teggiate s’incontra la prima Casa Cantoniera stabilita e mantenuta dal governo per dar ricovero e soccorso ai viaggiatori assaliti dalla tempesta, e alla Stuetta una seconda Cantoniera, dopo la quale si apre una spaziosa ma deserta pianura, in fondo a cui sorge la Casa detta della Montagna a 1904 metri sul livello del mare, antica dogana italiana, oggi semplice posto di guardie doganali. Quivi presso sorgono altre fabbriche ben costruite, fra le quali la chiesa, la casa del R. Cappellano, l’abitazione per l’Ingegnere di riparto e per gli altri inservienti della strada, ed un comodo albergo. In questo punto non è cosa rara che nell’inverno vi sia della neve che giunge fino alle finestre del primo piano, e duranti le tempeste si suona la campana della chiesa per guidare i viaggiatori”.

Questo stralcio di testo fa pensare che allora il clima fosse molto più rigido di oggi  e che la struttura fosse un punto di riferimento importante per chi voleva affrontare l’attraversamento del Passo dello Spluga. La posizione strategica delle case cantoniere le rendeva perfette per monitorare il traffico stradale o ferroviario e per prestare soccorso e riparo ai viaggiatori in caso di emergenza lungo il percorso. 

Il declino delle case cantoniere

Negli anni ’80, la maggior parte delle case cantoniere sono state dismesse e a causa della declassificazione delle strade statali a inizio anni 2000,  molte cantoniere sono state chiuse o passate sotto il controllo di enti regionali e provinciali.
Molte versano in stato di abbandono, altre – più fortunate- come quella di Cascine di Teggiate, sono state riconvertite strutture ricettive, soluzione che ha permesso di mantenere vivo lo spirito originario della struttura, ovvero quello di prendersi cura del territorio e offrire accoglienza ai viaggiatori. 

Rifugio Teggiate: una nuova vita, un’antica missione
Negli anni Settanta la casa cantoniera di Cascine Teggiate diventa una colonia per seminaristi e per bambini, nei primi anni Duemila, dopo una breve avventura come struttura ricettiva, resta chiusa per qualche anno.
Nel giugno del 2023 gli antichi spazi votati all’accoglienza riaprono i battenti e con una nuova veste, quella di veste di rifugio per incarnare nuovamente e quanto più possibile lo spirito originario del luogo: essere un punto di  ristoro e aggregazione per i viaggiatori e gli abitanti della zona.
Negli anni, l’immobile ha subito diversi rimaneggiamenti che l’ha resa molto distante dalla sua forma originaria. Oggi, gli interni della cantoniera di Cascine Teggiate sono tornati al loro originario splendore a seguito di un’importante operazione di retrofitting, ovvero di ristrutturazione conservativa per riportare quanto più possibile lo stabile alla sua estetica originaria, grazie alla sabbiatura dei pavimenti in pietra e dei rivestimenti lignei, alla verniciatura delle pareti secondo il gusto dell’epoca, al recupero delle porte e all’adeguamento dell’impianto elettrico e degli arredi secondo uno stile retrò.